Politeia contro il rigassificatore della Piana

Posted by Rocco Calafati - 3 marzo 2013 - Riflessioni - No Comments

Lettera aperta ai neoparlamentari e alle parti sociali

Agli On. Deputati e Senatori

eletti nella circoscrizione Calabria

nelle consultazioni del 24 e 25 febbraio 2013:

 

Ferdinando Aiello (SEL);

Pietro Aiello (PDL);

Sebastiano Barbanti (M5S);

Demetrio Battaglia (PD);

Dorina Bianchi (PDL);

Giovanni Bilardi (Grande Sud);

Rosy Bindy (PD);

Franco Bruno (CD);

Enza Bruno Bossio (PD);

Antonio Caridi (PDL);

Brunello Censore (PD);

Stefania Covello (PD);

Nico D’Ascola (PDL);

Alfredo D’Attorre (PD);

Federica Dieni (M5S);

Pino Galati (PDL);

Antonio Gentile (PDL);

Doris Lo Moro (PD);

Ernesto Magorno (PD);

Marco Minniti (PD);

Francesco Molinari (M5S);

Nicola Morra (M5S);

Dalila Nesci (M5S);

Roberto Occhiuto (UDC);

Nicodemo Oliverio (PD);

Paolo Parentela (M5S);

Jole Santelli (PDL);

Domenico Scilipoti (PDL);

Rosanna Scopelliti (PDL);

Nico Stumpo (PD);

 ai Sindaci dei Comuni della Piana;

 alle organizzazioni Sindacali.

Onorevoli Deputate e Deputati, Onorevoli Senatrici e Senatori, 

la Vostra elezione in Calabria avviene in un momento storico particolare, in cui si decidono le sorti di un’ampia zona della Regione, costretta a fare i conti con un impianto che potrebbe mettere definitivamente in ginocchio i settori dai quali maggiormente questo popolo trae il sostentamento delle proprie famiglie: turismo, pesca e agricoltura, oltre a costituire un gravissimo rischio per la sicurezza dei cittadini. Sulla Piana di Gioia Tauro incombe infatti il rigassificatore più grande d’Europa. La stessa Piana che non più di qualche decennio fa ha già sacrificato Eranova, paese interamente spazzato via per lasciare spazio a quello che doveva essere il quinto centro siderurgico, poi “tramutato” in centrale a carbone, infine nell’oggi cagionevole Porto di Gioia Tauro.

            Va innanzitutto puntualizzato che le nostre perplessità sono scevre da condizionamenti ideologici, e provengono al contrario da un lungo, approfondito studio del progetto e delle opere connesse, supportato peraltro da ben due pareri negativi del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, oltre che da numerose pubblicazioni scientifiche. Per questo speriamo che anche le vostre posizioni siano dettate esclusivamente da motivi tecnici e non dalla linea del partito di appartenenza. Passiamo adesso ad accennarvi solo alcune delle questioni che maggiormente ci turbano.

            Come già accennato, da ultimo proprio il maggiore organo tecnico italiano ha richiamato l’attenzione, il 22 giugno 2012, “ […] sulla scelta di realizzare un impianto di questo tipo in una delle aree a maggiore rischio sismico del territorio italiano e nella quale sono particolarmente severi gli effetti del sisma nella porzione di sottosuolo interessata dalle opere”[1]. L’impianto sorgerà su 4 faglie sismogenetiche attive, le stesse che diedero origine all’orrendo terremoto del 5 febbraio 1783, che fece tra i 30.000 e i 50.000 morti.

            Peraltro, le condotte criogeniche che trasporteranno il gas dalla nave metaniera ai serbatoi sorgeranno, secondo la planimetria del progetto, a 100 metri esatti dalla scuola elementare “G. Carretta”. Si tratta delle stesse tubazioni sulle quali il già citato CSLLPP si è così espresso: “ […] la valutazione della risposta della condotta criogenica ai terremoti non appare sufficientemente approfondita, soprattutto nella zona di passaggio dalla condotta interrata a quella posizionata sul pontile. È necessario uno studio accurato in tal senso, che tenga conto delle sollecitazioni e degli effetti deformativi indotti dai terremoti sulla condotta e delle misure da adottare per mitigare tali effetti”[2]. Ricordiamo che i modelli elaborati dai Sandia National Laboratories per lo United States Department of Energy’s National Nuclear Security Administration, nell’ipotesi di fessura di 20 m2 a una metaniera, con rilascio di 14.300 m3 di carico (appena il 10% di quanto trasportabile da una metaniera di medie dimensioni, con le più grandi che arrivano a stoccarne 200.000 m3), stabiliscono una eloquente “Skin burn distance” di 1900 metri (“Thirty-second exposure to heat levels of 5 kW/m2 causes second-degree skin burns (blisters) at this distance”). Siamo sicuri che non esporreste mai i vostri figli, o nipoti, a un rischio del genere. Permettereste invece a una società di violare palesemente il diritto alla vita dei piccoli sanferdinandesi? Ci auguriamo di no.

            Tutto questo a fronte di ricadute sul territorio assolutamente irrisorie, dal momento che gli occupati a regime saranno solo 100, secondo i dati della stessa LNG MedGas Terminal (da prendere dunque con le molle). Personale oltretutto altamente specializzato e non reperibile in loco. Per quel che riguarda poi la fantomatica “piastra del freddo”, si richiamano le parole della stessa società, che già nel 2009, in seguito a indagini della DDA di Reggio Calabria su appalti connessi a questo sistema di recupero delle frigorie, dichiarava eloquentemente a mezzo stampa che “ La costruzione di una “piastra del freddo” non fa parte del progetto di rigassificatore e dunque non riguarda in nessun modo le attività della società ”. E risalendo a ritroso l’iter del rigassificatore, si scopre che quelle dichiarazioni si basavano sullo stesso protocollo d’intesa sottoscritto con la Regione Calabria nel 2006, che sul punto prevedeva disposizioni assolutamente vaghe: Per contribuire ulteriormente al progresso sociale, economico, industriale ed occupazionale dell’area [la LNG Medgas, ndr] si impegna a progettare ed a realizzare il terminale di rigassificazione in modo idoneo al ritiro delle frigorie per la Piattaforma del Freddo prevista nel piano di sviluppo portuale di Gioia Tauro e di cui alla delibera CIPE n. 89 del 2003 assicurando la facoltà di detto ritiro delle frigorie prodotte dall’impianto senza corrispettivo per le stesse e senza tenere conto dei maggiori investimenti, previsti in circa 10 milioni di €, occorrenti per la realizzazione dei necessari specifici impianti presso il terminale”. Dunque, nessun impegno concreto alla realizzazione della piastra del freddo, ma semplice obbligo di predisposizione dell’impianto alla possibilità di recuperare le frigorie. Ed è notizia di questi giorni[3] l’ormai definitivo svincolo, o così almeno pare, della LNG MedGas da questa tanto sbandierata, ma mai esistita, opera connessa.

            Alla luce di quanto esposto, Vi invitiamo a visitare quella Piana di Gioia Tauro, per descriverla con le parole di Emilio Argiroffi, “che è il delta di un antichissimo fiume”, dove “ […] se pianti un bastone, immediatamente gli vengono le foglie e diventa un albero”, e a schierarvi a fianco delle popolazioni che si battono per difenderla, nella manifestazione convocata per il 6 c. m. nel piazzale antistante l’Autorità Portuale di Gioia Tauro. Quel giorno il Comitato Portuale dovrà decidere sulla concessione quarantennale di un’area demaniale alla LNG MedGas Terminal S. r. l., per autorizzare su quelle aree la realizzazione e il mantenimento di un pontile e di una condotta criogenica di collegamento alle opere situate nel desertico altopiano della 2° Zona Industriale del Comune di San Ferdinando. L’ultimo atto di un iter lungo, travagliato, oscuro, e interamente gestito dall’ing. Franco Canepa, responsabile autorizzativo dell’opera, noto alle cronache giudiziarie (e alle carceri) per aver patteggiato, proprio a Gioia Tauro, una pena per concorso in corruzione e turbativa d’asta. Queste “qualifiche” forse saranno di ulteriore stimolo a coloro i quali, tra voi, hanno particolarmente a cuore la tutela della legalità in tutte le sue forme.

Ma più di ogni altra cosa, a voi, che siete rappresentanti istituzionali e quindi garanti del corretto svolgimento della vita democratica, non può sfuggire il grave gap di informazione e partecipazione in cui si è sviluppato tutto l’iter che riguarda quest’opera. Ad oggi infatti, i cittadini della Piana sono quasi totalmente disinformati sull’opera, tanto nel merito dei suoi ipotetici vantaggi quanto rispetto ad impatti e significanza. E questo non riguarda solo gli abitanti della Piana!

E’ davvero bizzarro che proprio mentre si potrebbe perfezionare l’iter autorizzativo per la seconda più importante infrastruttura della Calabria, questa venga trattata dalla stampa regionale come una questione meramente locale e che i rappresentati eletti dei vari schieramenti non sentano il bisogno di pronunciarsi nel merito e di fare in modo che tutta la popolazione regionale sia coinvolta in una questione di tale rilievo.

Se le cose dovessero compiersi in tale clima, quale che sia la posizione nel merito sarebbe comunque una sconfitta per tutti: una pagina tra le più scure per la democrazia in Calabria.

Per questo, oggi, non vi chiediamo una posizione di merito. Vi invitiamo ad assumere una ferma posizione di metodo, come è nelle vostre prerogative, a farvi presidio di democrazia, a chiedere con noi che la decisione definitiva sulla concessione demaniale in oggetto alla riunione del Comitato Portuale del 6 marzo venga subordinata e condizionata a un pronunciamento popolare, da realizzarsi nei tempi dovuti e necessari nella forma che concorderemo congiuntamente. Riteniamo questa un’istanza che dovrebbe essere assunta da tutti, al di là delle posizioni di merito, per semplice amore di democrazia.

E a chi dice che questa opera è di rilevanza strategica nazionale e quindi non può essere condizionata dal parere della popolazione locale, rispondiamo che se le istanze locali rappresentate nel Comitato Portuale sono chiamate a norma di legge a pronunciarsi per quanto riguarda la concessione demaniale, è giusto, possibile, corretto e necessario che almeno su questo punto si pronunci la popolazione del territorio.

Su questo Vi chiamiamo a pronunciarvi, certi che comprendiate come non si tratti di schierarsi pro o contro l’opera ma pro o contro la democrazia sostanziale nella terra in cui viviamo.

Su questo punto vi chiediamo anche di aderire anche alla manifestazione del 6 marzo mattina davanti all’Autorità Portuale di Gioia Tauro.

Certi della vostra sensibilità al tema, porgiamo distinti saluti.

Piana di Gioia Tauro, lì 2/3/2013

 

Associazione “San Ferdinando in Movimento” (San Ferdinando);

Associazione “Social Club” (San Ferdinando);

Associazione “AbraCalabria” (Nicotera);

Associazione SOS Rosarno;

Associazione Africalabria, donne e uomini senza frontiere, per la fraternità;

Kollettivo Onda Rossa (Cinquefrondi);

C. S. O. A. AngelinaCartella – Reggio Calabria

Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “B. Arcuri”;

Forum delle associazioni vibonesi;

L. S. O. A. ex Palestra (Lamezia Terme);

Comitato Lametino Acqua Pubblica;

Comitato “No alla centrale a biomassa di Sorbo San Basile”;

Casa della Legalità (Lamezia Terme);

Gruppo Ambientalista Rosso Cetraro;

OLA – Organizzazione Lucana Ambientalista;

V. A. S. Onlus Calabria;

Laboratorio “Trama e Ordito” (Nicotera);

Associazione “Nicotera Nostra”;

Associazione Culturale “Gioia Sport” (Gioia Tauro);

A. S. D. SudTrek (Gioia Tauro);

Cittadinanza Democratica (Gioia Tauro);

Comitato per la salvaguardia del Golfo di Trieste;

WWF Calabria;

Associazione “Nicotera Mediterranea”;

Comitato contro il rigassificatore offshore di Livorno – Pisa;

Associazione “Salviamo la Valle dei Templi” (Agrigento);

Coordinamento Associazioni Area Grecanica – No al carbone Saline Joniche;

Tavolo tecnico – ambientale per la salvaguardia della Piana di Gioia Tauro;

UIL Vigili del Fuoco – promotrice del tavolo tecnico rigassificatori Trieste;

Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”;

Associazione “Il Brigante” – Serra San Bruno;

Associazione “Politeia” – San Costantino Calabro.


[1] Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, voto n. 149 del 22 giugno 2012, pag. 34 .

[2] Idem, pag. 37 .

[3] “La società ai sindaci: <<Piastra del freddo? Non è cosa nostra>>, Quotidiano “CalabriaOra” del 28/02/2013, edizione di Reggio Calabria, pag. 27.